I missionari del culto della
Divina Misericordia
Siamo laici appartenenti a parrocchie o movimenti ecclesiali di diverse diocesi con il comune desiderio nel cuore di diffondere il culto della Divina Misericordia. Siamo fratelli e sorelle automuniti che regalano a questo servizio il tempo necessario per donare alle parrocchie le immaginette di Gesù Misericordioso. Viviamo la gioia di essere protagonisti di un progetto gradito a Dio: far conoscere a tutto il mondo l'attributo principale di Dio: la Sua Infinita Misericordia.
La preghiera incessante diviene la forza motrice capace di donare slancio e conservare l'evangelica motivazione di dare testimonianza del Cristo Risorto.
È necessario il permesso del parroco per poter porre in chiesa le immaginette.
Dove tutto ha avuto inizio ...

Don Sopoćko
Il grande missionario del culto della Divina Misericordia
Il culto della Divina Misericordia divenne l'idea-chiave della vita di don Sopoćko. Per suo interessamento, seguendo le indicazioni di suor Faustina, il pittore Eugeniusz Kazimirowski dipinse, a Vilna nel 1934, la prima immagine di Gesù Misericordioso. Don Sopoćko scrisse molto sulla Misericordia Divina e inviò alla Santa Sede e alla Conferenza Episcopale Polacca numerose istanze per istituire la Festa della Divina Misericordia. Se, per noi missionari del culto della Divina Misericordia, Santa Faustina è la madre spirituale, don Sopocko è il modello da imitare.

Racconti di conversione ...

Dal Vangelo di Luca (15, 11-32)
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: "Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta". Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: "Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati". Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio". Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: "Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso". Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato"».







